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La violenza: una spada a doppio taglio.


 Chi non ha mai sentito parlare della violenza, questo pane, (mi permetterei di affermarlo senza temere di essere contradetto), che non manca quasi mai alla tavola dei viventi?  Chi non ha mai sentito lamentele di chi ha subito una violenza, o meglio, chi non ne è mai stato vittima? Eppure, mi presento davanti a voi con la paura di trovarmi davanti ad un auditorio che, invece di essere stato solo vittima della violenza, ha in alcuni modi, forse inconsapevolmente, perpetrato una certa dose della violenza di cui ha subito gli effetti, poiché essa si presenta come una spada a doppio taglio. Che cosa intendiamo sotto questo vocabolo?

Quando agiamo per cambiare una cosa contro la sua natura, quando ci impegniamo à superare ad ogni costo tutti gli ostacoli possibili, siamo spesso nel campo della violenza. Riferita all’uomo, questa potrebbe essere verbale, fisica, psicologica. Esiste pero la violenza delle forze naturali! Esiste la forza dello Stato (che mi guardo di chiamare violenza!) esercitata dalla polizia ad esempio, che si scatena contro i malfattori! Possiamo vivere senza violenza?

Dal punto di vista relazionale, la violenza nasce da un difetto di comunicazione chi non riesce a giungere alla sua meta. Siamo fraintesi, abbiamo timore di non essere capiti, … e cerchiamo come non fallire. Ecco allora cha nascono comportamenti in essi leali, che finiscono a farci violenti. Si alza il tono della voce, non per lottare contro la monotonia del discorso, ma per imporre il nostro punto di vista. Forse è il mio caso adesso, e come verrei che tutti voi foste d’accordo con me! In questo caso, intendo per violenza, ogni atto che mira a superare gli ostacoli reali o prevedibili. Siamo allora vittime del nostro stato d’incertezza che subiamo in primo le conseguenze della violenza verbale e psicologica che esercitiamo sul nostro interlocutore. Chi non si preoccuperà della comprensione di ciò che presenta al consenso dell’auditorio?

Nei media, la violenza fa le prime pagine. Pero, non sono sicuro che loro realizzino quanto i loro commenti possono favorire tanti comportamenti violenti, invece di combatterli. Mi rendo conto che le sottolineature di alcuni dettagli stimolano alcune attitudini, di sui possiamo segnalare il mimetismo diretto o indiretto delle situazioni descritte, una vita fatta da una sopravalutazione del tasso  reale della violenza, e ciò avvelena già il terreno che costituisce la fonte per l’indomani del lavoro giornalistico. Vedete qui come sarà difficile di uscire da questo ingranaggio! L’autore diventerà al tempo stesso vittima.

Tentati di oggettivare una situazione in cui siamo ineluttabilmente coinvolti, cosa da fare? Possiamo lasciare l’uso della forza che è un corollario della violenza? Il problema classico sarà che senza la forza, saremo ridotti all’impotenza. E quando la forza senza la giustizia, (intendo qui ciò che è adatto a ogni situazione) si trasforma in tirannia? Che sia fisica, psicologica o di qualsiasi tipo, la violenza è un elemento della relazione umana, a cui non si può non ricorrere, provando soprattutto di comprenderne i meccanismi al fine di servircene con equità, moderazione. Lascio aperto il tema, avendo solo gettato alcune idee che possano orientare lo scambio d’idee.

Che ve ne pare?


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