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Siamo chiamati e inviati per agire nel mondo e non per il mondo.

AU FIL DU TEMPS (Articles publiés)


IncendieUn giorno, una casa a due piani prese fuoco e tutti scapparono, ciascuno cercando di mettersi in salvo. Alla fine, si sono resi conto che uno mancava all’appello: il beniamino. Appunto, si sentiva soffocare dal fumo quando si è svegliato ed è venuto a piangere alla finestra che si affacciava alla piazza.suo papà si mise a gridargli,stando sotto:
– figlio mio, buttati giù!
– Ma è impossibile, non ti vedo, obiettava il figlio. C’è tanto fumo. Non posso!
– Buttati, io ti vedo, perché lo avrebbe afferrato al volo.
Infatti, la fede è un buttarsi nel buio, nel vuoto, però sicuro che Dio non ci abbandona mai. È lo stesso per la missione, anche quando non siamo certi dei risultati, le resistenze si fanno durissime. È il caso di Amos. È il caso dei discepoli di Gesù che sono avvertiti che non saranno ascoltati da tutti.

Gesù è l’inviante della sua comunità.

« In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri ». Prima di tutto, non saltiamo piedi giunti all’invio. Gesù ci chiama per stare con lui, per vivere con lui, radicarsi in lui. Non annunciamo al mondo un insieme di dottrine, delle teorie bene costruite, ma una persona che abbiamo incontrato, conosciuto. È il proprio della vita cristiana di radunarci attorno a Gesù ogni domenica per poi esser inviati nella vita quotidiano testimoniare quanto siamo stati alla messa: “Ite, missa est.”Infatti, missa (da mittere, missus) significa invio. È Gesù che ci manda.

È sua l’iniziativa e ciò significa che la Chiesa non svolge un’attività missionaria autonoma, né fonda su di sé la sua azione, come fosse un’associazione che si costituisce e si dà un mandato. È così che viene percepita la Chiesa, a volte per colpa nostra che non siamo trasparenti (interessi personali…). Essenziale è il riferimento alla lettura tratta dal profeta Amos. Non per censo, né per mestiere il profeta è profeta, ma per vocazione. Quindi, non si va da propria iniziativa, si è mandati; no si è mandati da soli, ma in comunità (due a due): reciproca carità in comunità, manifestando il valore della vita nuova fra i credenti. Non si trasmettono teorie, ma si liberano gli uomini dalle forze che li opprimono. Non si impone, ma si propone, si offre uno stile di vita. Per questo, Gesù da solo indicazioni sul come svolgere la missione, e non su che cosa si deve concentrarsi. E uno stile di vita che parla. Non prenderanno per il viaggio nient’altro se non un bastone: la strada potrebbe essere ardua, ciottoloso. Perciò, gli inviati devono essere fiduciosi nella provvidenza. Non sapranno sempre cosa succederà ma devono buttarsi. Il fatto che Gesù non dice tutto gli obbliga a rapportarsi a lui sempre. Per questo, ci invita ogni giorno, ogni domenica a incontrarlo, ci invita nelle preghiera in famiglia per indicarci come vivere da testimoni credibili.

Il realismo della missione.

Nonostante la scelta di predilezione, nonostante il fatto che è Lui, il Signore ad inviarci, dobbiamo attenderci non una festosa accoglienza, non il plauso e successo, non conversioni a fiume, tutt’altro! Da Amos a noi, nel nostro tempo, in tutte le epoche, dovunque nel mondo, potremmo ancora sentirci ripetere: « Vattene, veggente, ritirati nella tua terra… ». Sì, i nemici vorrebbero segnare un ambito alla chiesa e ai suoi ministri, a tutti i Cristiani un ambito minimo e lì relegarci in silenzio! È continuo il tentativo di imbavagliare la chiesa. Lo strepito del male non vuole essere disturbato. Non vuole interferenze. La fede deve essere una cosa privata. È una sotto-cultura. Noi però non possiamo tacere, il che non dice che imponiamo: proponiamo et viviamo per primo quel che proponiamo. Anzi quando il male dilaga la nostra voce deve diventare un grido. Ed essi gridarono che la gente si convertisse, cambiasse di vita.

La missione: liberare, guarire, lottare contro il male.

L’eco forte e misterioso di quella prima chiamata, l’invito ad « andare » risuona ancora perenne e pressante nel mondo di oggi e particolarmente nella chiesa di Cristo. Noi, gli inviati di oggi, abbiamo bisogno più che mai del potere sugli spiriti immondi. Ce ne sono tanti oggigiorno: la schiavitù dal denaro, le ideologie che minano la persona ingannandola che potrebbe farsi/disfarsi a piacimento, lo sfruttamento dei poveri,…

Preghiamo gli uni per gli altri perché la missione tocca a tutti noi. La missione che abbiamo da svolgere non è nostra e non è prodotta dalla storia. Si inserisce solo nella storia a cui deve portare un contributo, poiché deriva dalla libera iniziativa de Dio che precedette perfino la creazione del mondo.


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